Frasi e terminologie del Sorsense


Frasi e terminologie del Sorsense

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Questa pubblicazione nasce per caso e quasi per scherzo in una sera d‟Ottobre del 2013, in seguito a una serie di espressioni in lingua sorsense pubblicate dallo scrivente all‟interno di un famoso social network (Facebook), eccezionale strumento informatico che ha ormai sostituito e integrato il livello di comunicazione planetaria. La risonanza ha avuto una tal eco, da catalizzare oltre “4300 commenti” per opera degli internauti, i quali, a vario titolo, hanno fornito il proprio apporto linguistico sulla base delle proprie conoscenze e retaggi dell‟eredità culturale dei propri genitori e nonni, che, di fatto, hanno arricchito e integrato questa raccolta. Gli stessi saranno meritatamente citati alla fine di questo volume. Forte di questo successo senza precedenti, ho deciso di seguire il consiglio plurisecolare di Caio Tito, tratto da un suo celebre discorso al Senato Romano “verba volant, scripta manent”, nel quale esortava i colleghi a tradurre in forma scritta, ciò del quale si discuteva; pertanto, in conformità a questa saggia indicazione, indissolubilmente legata alla mia irrefrenabile passione pluriventennale per la lingua sorsense, ho avviato con un certo timore reverenziale questo progetto linguistico mai eseguito fin d‟ora, motivato dalla lenta e inesorabile sparizione della cosiddetta “parlata”, causata dal naturale processo di estinzione degli “anziani”, definiti da molti, “casseforti culturali della lingua sorsense”. 

Lasciare ai posteri questa eredità culturale è un esercizio di civiltà - suffragata dal grande valore intrinseco della materia, ricco di concetti, aneddoti, espressioni correnti e aspetti folcloristici degli abitanti della Città di Sorso- che ha prodotto un risultato storico; ovvero quello, di trovare per la prima volta la naturale collocazione della lingua sorsense! In tempi non proprio recenti, l‟ex Sindaco Andreuccio Bonfigli, profondo cultore della lingua sorsense, seppe dare vigore ed estro alla parlata, ravvivandola con 10 

poesie e aneddoti degni della miglior tradizione orale, testè riportate in questo volume. Non ho l‟ardire di poter introdurre tutte le varianti gergali della nostra “parlata”, perché sarebbe umanamente impossibile trascrivere secoli e secoli di storia, motivati dalla totale assenza di documenti riferibili al linguaggio corrente dei nostri avi. Pertanto, sarà una raccolta comprendente un glossario, le espressioni della parlata e, dulcis in fundo, le invettive e le imprecazioni che hanno sempre contraddistinto il popolo della romangia, il tutto, corredato da una raccolta fotografica, unitamente a poesie e filastrocche in lingua sorsense. Il nostro “dialetto” (così erroneamente chiamato), altro non è che una variante della lingua sarda, articolato in diverse sfumature variatamente composte da un suono altisonante e armonico dovuto alla fonetica, la cui pronuncia, assume caratteristiche e concetti diversi pur utilizzando la medesima frase. La corretta dizione, è legata proprio a essa; la “sth”, la “sch” e la “ddh”, sono caratteristiche uniche nel panorama linguistico sardo e, distinguono in modo netto, la nostra “parlata” dalle altre varianti della lingua isolana. Le vocali poi, aperte e chiuse all‟interno delle frasi, danno il vero significato alla parola; ad es. “Sòsdhu”, con la vocale chiusa significa (sordo), mentre con la vocale aperta, significa (soldo). In tutte le espressioni, vi è la necessità di cambiare la consonante nella forma scritta unitamente agli accenti e agli apostrofi, poiché consente di dare fluidità di lettura e giusta pronuncia alle frasi; ad es. “Pàni, Pane”; ma se alla parola è anteposto l‟articolo, diventa “Lu bàni, Il Pane”: In tal modo, la “p” diventa “b” e, anche per le altre consonanti, la “t” diventa “d” la “f” si trasforma in “v” e la “l” diventa “r”. Pertanto, in una frase di senso compiuto è fondamentale rispettare tali parametri, al fine di esprimerne la perfetta dizione. Altro fondamentale suggerimento, sarebbe quello (per i neofiti della lingua), di leggere prima visivamente la frase, per poi esprimerla foneticamente. 11 

Un altro aspetto non meno importante e mai riportato in nessun documento è il suono gutturale di una particolare espressione, la cui trascrizione sarebbe impossibile se non per via di un‟innovativa coniatura letteraria, della quale mi son fatto artefice e promotore, al fine di completarne il processo linguistico. Infatti, l‟invenzione scritta di questo monosillabo accrescitivo “H^HI” , presenta un accento distintivo tra le due consonanti applicabile in tutte le sue varianti vocali (a, e, i, o) eccezion fatta per la “u”, non utilizzabile per questa espressione. L‟esatta dizione avviene con una spinta gutturale dell‟epiglottide congiuntamente a quella diaframmatica, indispensabile a esprimerne la fonetica in modo corretto. Probabilmente, è il solo modo per far capire ai lettori il senso espressivo del monosillabo, collegato alla necessaria mimica espressiva e facciale. Tale “licenza letteraria”, dovrà essere posta al vaglio dei linguisti di professione e faccio ammenda, se mi son spinto oltre il “conosciuto”, pur non avendo competenze cattedratiche specifiche nell‟ambito linguistico di riferimento. Non me ne vogliano i lettori, se tale sperimentazione è un esercizio azzardato di ricerca, ma farsi capire è sempre giusto e necessario, soprattutto nella lingua sorsense! Gabriele Porqueddu 

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